Nell’oscurità dello spazio nero come l’inchiostro un meteorite piroetta oltre una stella infuocata, rasentando un’eruzione solare e dirigendosi verso un piccolo pianeta che orbita nelle vicinanze. Una grossa esplosione riempie l’atmosfera, e pezzi di meteorite esplodono in cielo prima di precipitare nell’oceano. Le rocce affondano lentamente verso il fondale. Una di esse si divide in due e da lì nasce la vita.
Panspermia, insomma. La teoria secondo la quale la vita sul nostro pianeta avrebbe avuto origine a partire da forme primitive portate da una meteora. Non male come inizio per Spore, il nuovo gioiello della Maxis, come sempre nato dalla mente di Will Wright, quel signore a cui già dobbiamo la saga di SimCity e di The Sims, i videogiochi più venduti di sempre, con qualcosa come 150 milioni di copie.
L’idea di base del gioco è davvero allettante: seguire, ma soprattutto determinare, il cammino evolutivo di una forma di vita da noi inventata, dal suo arrivo grazie al meteorite, fino al suo ritorno nello spazio, questa volta come società ipertecnologica.
Il gioco si articola in cinque fasi, ognuna suddivisa ulteriormente in livelli intermedi scanditi dal completamento di numerosissime missioni. Eccole:
- Cellula: l’ispirazione per questa fase, secondo gli sviluppatori, è una pietra miliare nella storia dei videogiochi, ovvero Pac-Man. In quesa fase la vostra cellula nuoterà in un brodo primordiale, alla ricerca di cibo: alghe, cellule simili alla vostra, uova, questo lo determinerete voi indirizzando la cellula verso la dieta che preferite. Bisogna stare attenti però, perchè agli occhi degli altri microbi (sì, avete dei veri occhi, simpatica trovata estetica), voi stessi siete un ottimo pasto. Nutrendovi crescerete di dimensioni, e accumulerete punti DNA, che potrete spendere per equipaggiare la cellula con spine, veleni, ciglia, bocche: insomma, tutto ciò che serve per sopravvivere.
- Creatura: in questo caso il modello seguito è quello di Diablo. La cellula è pronta per passare sulla terraferma, crearsi un nido, interagire con le altre creature e continuare a percorrere il cammino evolutivo. Sta a voi scegliere se dotare la creatura di zampe oppure se lasciarla strisciare. Sulla base del vostro comportamento nella fase precedente avrete accesso ad abilità ereditarie esclusive, che vi permetteranno di adottare uno stile decisamente aggressivo, oppure socievole, di vivere in disparte oppure di esplorare il pianeta alla ricerca delle altre creature. Accumulando punti DNA potrete aggiungere braccia, piedi, artigli, bocche, orpelli puramente decorativi e tanto altro, scegliendo fra un elenco di centinaia di parti (che voi stessi dovrete cercare). Al termine di questa fase, prima di procedere, si deve stabilire quale sarà l’anatomia definitiva della creatura, perchè non verrà più modificata. Le possibilità sono davvvero incalcolabili.
- Tribù: chi si ricorda di Populous? Il cervello della vostra creatura è ormai grande, e un semplice nido è un insulto. Ora vi troverete infatti a gestire un villaggio vero e proprio. E’ una svolta fondamentale del gioco, che passa definitivamente da una prospettiva in prima persona, ad essere un vero e proprio gestionale. I paesani avranno un abito tribale, disegnato da noi ovviamente, che permetterà di sottolineare il carattere aggressivo o quello socievole, di eccellere nella caccia e nella pesca, oppure di raccogliere la frutta e allevare altre creature (eh sì, non tutti i vostri amici della fase precedente sono ad uno stadio così avanzato!). Il villaggio può essere arricchito grazie all’accumulo del cibo, vera ricchezza di questa fase. Potrete aggiungere artigiani che fabbricano armi oppure strumenti musicali, scegliere se impressionare le altre tribù con le vostre abilità diplomatiche oppure se schiacciarle con la forza bruta. La distruzione di una tribù rivale o la sottoscrizione di un’alleanza ampliano la scelta di oggetti da aggiungere all’abito tribale e di strutture per il villaggio.
- Civiltà: più Civilization che SimCity per questa parte del gioco. Si compie un balzo in avanti nella storia sorprendente, perchè quella che era una tribù di cacciatori/raccoglitori che passava il tempo attorno ad uno sciamano o adorando un totem ora è una civiltà avanzata, che partendo da una città cercherà di colonizzare il mondo intero. Anche in questo caso sta a voi decidere se con la guerra o con la diplomazia, se stabilire rotte commerciali e fondare città ricche e fiorenti a livello artistico oppure costruendo efficienti avamposti militari fortificati. La risorsa da accumulare è la preziosa spezia, un vapore rossastro che proviene dai geyser sparsi qua e là. Ci viene chiesto di stabilire il progetto degli edifici (dal municipio al teatro, dalle fabbriche alle semplici abitazioni) e soprattutto dei veicoli. Questi ultimi sono il perno della fase civiltà: da questo momento in poi non saremo chiamati a guidare le nostre creature (che vedremo passeggiare nelle città), ma piuttosto veicoli, di terra, di mare o aerei. Non c’è limite alla fantasia anche in questa situazione, migliaia di parti fra cui scegliere permettono di creare tutto ciò che vi passa per la mente.
- Spazio: si trovano riferimenti videoludici (SimEarth) e cinematografici (Incontri ravvicinato del terzo tipo, 2001: Odissea nello spazio, quest’ultimo più volte “citato” nel corso del gioco). Siamo al culmine di un percorso che ci ha visti partire come invisibili microbi. Ora stabiliamo come deve essere la nostra astronave e tuffiamoci nello spazio. Dovremo colonizzare nuovi pianeti, ricavando informazioni sulle creature che li abitano, portare a termine missioni standard o inventarcene di nuove. Verremo a contatto con civiltà aliene, come noi alla ricerca della spezia, e dovremo essere abili a non scatenare una guerra galattica (oppure l’esatto contrario). La fase spazio, dopo una prima parte di apprendimento puro che lascia al giocatore poca libertà, è il vero trionfo di Spore: tutto è sotto il nostro controllo, si può ripercorrere una qualsiasi delle fasi precedenti, osservare altre creature che provano ad arrivare dove siamo noi adesso, interagire con mondi lontani per osservare cosa abbiamo imparato nel corso di miliardi di anni. Insomma, se la sensazione di essere Dio nelle fasi precedenti era notevole, qui ne avrete la assoluta certezza.
Spore, è bello da vedere e semplice da usare. Ogni fase è preceduta da un tutorial nel quale, in un paio di minuti, vi vengono date solo le basi fondamentali perchè tutto il resto è intuitivo e vi permette di muovervi, sin dalla primissima partita, come giocatori esperti. E’ divertente, e meritano di essere ricordati i filmati che lo arricchiscono, a volte davvero sorprendenti (sì, si possono saltare, ma sarebbe un delitto!). E’ sterminato: questa è una caratteristica dei videogiochi Maxis molto apprezzata, ma Spore fa di più, permettendovi davvero di fare una partita ogni volta diversa. E se anche il single-player è poco per voi, l’esperienza di gioco online non vi deluderà, dandovi la possibilità di interagire con milioni di giocatori. E’ coinvolgente: non si può dire che una fase sia meglio dell’altra, perchè il fatto di avere prospettive e obiettivi diversi le rende tutte molto belle, da un certo punto di vista sono cinque videogiochi diversi, da un altro sono legate strettamente.
Quindi, il giudizio su Spore non può che essere positivo, e anzi dire così è riduttivo. Il progetto più ambizioso di Will Wright, quello di cui si parlava da anni, è un capolavoro. Perchè, con le sue mille citazioni, è comunque qualcosa di unico, inimitabile. Dieci. E lode.