Il 25/11 è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un argomento sul quale non si può mai essere abbastanza informati e che quindi da iniziative come questa ricava una visibilità essenziale. Fra le tante proposte lodevoli, in questi ultimi giorni ha trovato spazio sui media la campagna di sensibilizzazione di Telefono Donna, con tanti commenti sui manifesti che dovrebbero essere esposti in 500 luoghi pubblici del comune di Milano. Il guaio è che invece di soffermarsi sul messaggio-shock (ovvero: solo il 4% delle delle violenze verrebbe denunciato), qualcuno ha pensato bene di criticare la forma con cui questo si presenta, in difesa di una non meglio precisata morale e sensibilità comune. Ma andiamo con ordine. Il manifesto ci mostra una donna nuda su un letto, con le parti intime coperte da un lembo del lenzuolo, in una posizione chiaramente ispirata all’iconografia classica della crocifissione; il tutto è completato dalla scritta “Chi paga per i peccati dell’uomo?” e dall’inquietante dato di cui sopra.
Apriti cielo.
L’Assessore al Decoro Urbano (Maurizio Cadeo) si è scagliato contro l’iniziativa, definendola “offensiva per la nostra tradizione cristiana“, e ha proposto di presentare un manifesto alternativo di comune accordo con un altro Assessore di Milano, tale signor Moioli. A riprova del fatto che gli stupidi si muovono in branco, non si fa attendere il rincaro della dose da parte del capogruppo di Alleanza Nazionale Carlo Fidenza (“ritiriamolo“) e di Giulio Gallera di Forza Italia (“si pensi a iniziative più concrete[...] meno a scimmiottare Oliviero Toscani).
A tutto ciò Telefono Donna come risponde? Stefania Bartocetti, Presidente della fondazione, replica che la campagna era stata autorizzata dal Comune, che aveva approvato i manifesti e concesso gli spazi per l’affissiione.
Il mio personale commento a questa situazione forse dovrebbe essere molto articolato, come quelli che si trovano facilmente su internet o aprendo un quotidiano, mentre invece sarà estremamente scarno. A me la foto piace, e piace molto. La critica si basa sul fatto che è un manifesto molto disturbante e che ci fa sentire a disagio: e quindi? L’obiettivo è proprio quello. Se il problema principale della violenza sulle donne è che questa rimane nell’oscurità costringendo le vittime a convivere con la vergogna, la cura è dare visibilità al fenomeno. Si indignino poco questi signori (tutti maschi, guarda caso), facciano loro qualcosa di davvero concreto. L’assoluta efficacia della campagna è sotto gli occhi di tutti, ancor prima di inizare ufficialmente: se ne parla. Per dieci ignoranti che si soffermano sulla forma, cento vedono il contenuto. I paladini del moralismo e delle tradizioni sono già troppi in giro, scandalizzarsi per una cosa del genere significa offendere le donne e chi si impegna per sconfiggere questa piaga. Vi fa tanto orrore vedere la vostra bella Milano tappezzata di manifesti come quello della foto o come questo? Forse quello che dovrebbe disturbarvi è che ci sia la necessità di queste provocazioni. Ma siete troppo impegnati per rendervi conto dei veri problemi.

Al di là dello scopo di questa campagna pubblicitaria, non posso che essere d’accordo con quanto scritto: è geniale la fotografia, è geniale il pay-off, che gioca su “uomo” inteso come “umanità” (il messaggio cristiano) o come “il singolo” (inteso come ogni stupratore).
Su diversi siti è riportato, erroneamente, che questa campagna sia stata realizzata da Oliviero Toscani.
Mi sembrava strano che mi piacesse una sua foto. Sarà anche un mostro sacro ma io non amo il suo stile. Ora è tutto spiegato: il lavoro non è di Toscani!
Da: V for Vale su 16 Novembre 2008
alle 4:18 pm