Inserito da: drdario | 23 Agosto 2008

Londra, salvaci tu.

Mancano poche ore alla cerimonia ufficiale di chiusura dei XXIX Giochi Olimpici dell’era moderna, che hanno avuto come palcoscenico, a partire dal propiziatorio 08/08/08, la città di Pechino.

Come mai in passato, l’Olimpiade ha suscitato accese discussioni e polemiche, sin dall’assegnazione (13/07/2001); la Cina dittatoriale, la Cina discriminatoria, la nazione dove i diritti umani sono spesso ignorati, la Cina violentemente criticata per mancanza di libertà, soprusi, inquinamento, la Cina mostro ecologico, Lei insomma, ha avuto l’occasione di organizzare quello straordinario evento che sono le Olimpiadi. Che lo sport ci piaccia o no, difficilmente si può rimanere indifferenti a una manifestazione di questo tipo, dove la disciplina sportiva dovrebbe di fatti costituire solo il filtro attraverso il quale mettere in luce i valori universali di pace, uguaglianza, libertà e fratellanza. Quei valori che nell’antichità erano fondamento della Ekecheiria, la Tregua Olimpica, concetto tanto importante da essere ribatito nella Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite.

“May the Olympic Truce, inspired by the ancient Greek tradition of Ekecheiria, serve to promote dialogue, reconciliation and the search for durable solutions to all conflicts destroying peace around the world.”

Juan Antonio Samaranch
President of the International Olympic Committee

Ed è per questo che cercare di dare una valutazione sarà difficile, per tutti. Perchè, dal punto di vista organizzativo, mediatico, sportivo, questo è stato probabilmente il più grande evento di sempre.

Un’Olimpiade stupenda, dove gli ingenti investimenti e la collaborazione di decine di migliaia di persone (fondamentali come sempre i volontari) hanno dato luogo ad uno spettacolo indimenticabile. Gli impianti stupendi (Bird’s Nest e Water Cube su tutti) sono stati teatro per migliaia di atleti, giunti a Pechino per coronare il sogno di una vita: la conquista dell’alloro olimpico, oppure la semplice partecipazione per i più decoubertiniani (chiamiamoli così gli sconfitti, che fa molto poetico). Infati che poi si portino a casa otto ori (Micheal Phelps, semplicemente astonishing), si corra veloce come Lightining Bolt, o si sfiori il cielo come Elena Isinbaeva, oppure si rimanga degli assoluti sconosciuti potrebbe risultare secondario in un contesto del genere.

Però.

Però, come già scritto, l’Olimpiade deve essere specchio di qualcosa di ben più importante di una gara. E non si può far finta che la Cina sia lo scenario ideale per quei valori fondamentali, non si può non notare come la Tregua Olimpica diventi un modesto insieme di belle parole se non vi si crede. Le guerre continuano, e milioni di persone in tutto il mondo vengono derubate di ciò che hanno di più prezioso: la libertà e la dignità. Ovviamente la speranza che l’Olimpiade risolva, come una miracolosa medicina, questi problemi è tremendamente vana, ma di più deve essere fatto. Perchè se non si sfruttano occasioni come queste perdiamo tutti, e la consolazione di aver partecipato sarà invece un rimorso.

Per questo si deve guardare con fiducia alla prossima occasione, con la volontà di impegnarsi ancora di più, con la perseveranza che gli attori di questo spettacolo, gli atleti, mettono ogni giorno nei loro allenamenti. Londra, per la quale ho un debole, divverrà l’unica città ad aver ospitato per tre volte i Giochi, una garanzia di successo per qualcosa di così importante. Si è scritto che a Londra “streets are paved with gold“, le strade sono lastricate d’oro: speriamo che sia così, che l’oro, oltre a premiare gli straordinari atleti, permetta di impreziosire e far brillare tutto ciò del quale le Olimpiadi sono il simbolo. Rendiamole le Olimpiadi dell’Oro.

Inserito da: drdario | 2 Giugno 2008

What do you know about Italy?

Lexie, 5 anni, ci dice quello che sa dell’Italia:

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Inserito da: drdario | 28 Maggio 2008

Amsterdam

E’ ormai dall’anno scorso che ho scoperto i libri di Ian McEwan, scrittore inglese che negli ultimi 30 anni ha pubblicato numerosi romanzi di successo tradotti in tutto il mondo, più due raccolte di racconti. Per fortuna Einaudi in Italia ristampa regolarmente tutti i suoi libri in edizione tascabile, il che mi ha permesso di comprarli e leggerli tutti con un’ottima traduzione.

L’ultimo che mi è capitato fra le mani è stato Amsterdam, pubblicato nel 1998 e vincitore nello stesso anno del Booker Prize. E’ un libro che consiglierei a tutti, soprattutto a chi vuole avvicinarsi per la prima volta a questo autore, dal momento che il breve romanzo contiene tutti gli elementi tipici della sua scrittura: protagonisti decisamente english, narrazione semplice ma mai banale, pathos concentrato in parti brevi ma strategiche, e un pizzico di quell’ingrediente che ha fatto guadagnare all’autore il soprannome di “Ian Macabre”.

Amsterdam è l’intreccio delle vicende di due personaggi, due amici di mezz’età, londinesi, che hanno amato entrambi la stessa donna. Quest’ultima è Molly, il cui funerale, posto in apertura del romanzo, sconvolgerà la vita dei due protagonisti. Questi sono Clive, compositore indicato da molti critici come uno dei più talentuosi del secolo ormai agli sgoccioli, e Vernon, direttore di un giornale di taglio decisamente elevato, che appoggia il Labour Party.

Il desiderio di affossare definitivamente io spregevole Ministro conservatore Garmony, anch’egli amante di  Molly, porterà Vernon ad attaccarlo sin nella sfera più privata, in un delirio di onnipotenza che ben si accompagna con quello dell’amico Clive, totalmente assorbito dalla composizione di un’opera che lui vede come geniale e destinata all’immortalità. Il finale è sorprendente, che ha come teatro la capitale dei Paesi Bassi, ed è la giusta conclusione di un libro che è una piccola perla.

Straconsigliato.

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