Mancano poche ore alla cerimonia ufficiale di chiusura dei XXIX Giochi Olimpici dell’era moderna, che hanno avuto come palcoscenico, a partire dal propiziatorio 08/08/08, la città di Pechino.
Come mai in passato, l’Olimpiade ha suscitato accese discussioni e polemiche, sin dall’assegnazione (13/07/2001); la Cina dittatoriale, la Cina discriminatoria, la nazione dove i diritti umani sono spesso ignorati, la Cina violentemente criticata per mancanza di libertà, soprusi, inquinamento, la Cina mostro ecologico, Lei insomma, ha avuto l’occasione di organizzare quello straordinario evento che sono le Olimpiadi. Che lo sport ci piaccia o no, difficilmente si può rimanere indifferenti a una manifestazione di questo tipo, dove la disciplina sportiva dovrebbe di fatti costituire solo il filtro attraverso il quale mettere in luce i valori universali di pace, uguaglianza, libertà e fratellanza. Quei valori che nell’antichità erano fondamento della Ekecheiria, la Tregua Olimpica, concetto tanto importante da essere ribatito nella Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite.
“May the Olympic Truce, inspired by the ancient Greek tradition of Ekecheiria, serve to promote dialogue, reconciliation and the search for durable solutions to all conflicts destroying peace around the world.”
Juan Antonio Samaranch
President of the International Olympic Committee
Ed è per questo che cercare di dare una valutazione sarà difficile, per tutti. Perchè, dal punto di vista organizzativo, mediatico, sportivo, questo è stato probabilmente il più grande evento di sempre.
Un’Olimpiade stupenda, dove gli ingenti investimenti e la collaborazione di decine di migliaia di persone (fondamentali come sempre i volontari) hanno dato luogo ad uno spettacolo indimenticabile. Gli impianti stupendi (Bird’s Nest e Water Cube su tutti) sono stati teatro per migliaia di atleti, giunti a Pechino per coronare il sogno di una vita: la conquista dell’alloro olimpico, oppure la semplice partecipazione per i più decoubertiniani (chiamiamoli così gli sconfitti, che fa molto poetico). Infati che poi si portino a casa otto ori (Micheal Phelps, semplicemente astonishing), si corra veloce come Lightining Bolt, o si sfiori il cielo come Elena Isinbaeva, oppure si rimanga degli assoluti sconosciuti potrebbe risultare secondario in un contesto del genere.
Però.
Però, come già scritto, l’Olimpiade deve essere specchio di qualcosa di ben più importante di una gara. E non si può far finta che la Cina sia lo scenario ideale per quei valori fondamentali, non si può non notare come la Tregua Olimpica diventi un modesto insieme di belle parole se non vi si crede. Le guerre continuano, e milioni di persone in tutto il mondo vengono derubate di ciò che hanno di più prezioso: la libertà e la dignità. Ovviamente la speranza che l’Olimpiade risolva, come una miracolosa medicina, questi problemi è tremendamente vana, ma di più deve essere fatto. Perchè se non si sfruttano occasioni come queste perdiamo tutti, e la consolazione di aver partecipato sarà invece un rimorso.
Per questo si deve guardare con fiducia alla prossima occasione, con la volontà di impegnarsi ancora di più, con la perseveranza che gli attori di questo spettacolo, gli atleti, mettono ogni giorno nei loro allenamenti. Londra, per la quale ho un debole, divverrà l’unica città ad aver ospitato per tre volte i Giochi, una garanzia di successo per qualcosa di così importante. Si è scritto che a Londra “streets are paved with gold“, le strade sono lastricate d’oro: speriamo che sia così, che l’oro, oltre a premiare gli straordinari atleti, permetta di impreziosire e far brillare tutto ciò del quale le Olimpiadi sono il simbolo. Rendiamole le Olimpiadi dell’Oro.
